SEATTLE – Un importante dossier pubblicato dalla rivista medica The Lancet sostiene che un mondo libero dalla tubercolosi è possibile. Sebbene la TBC non sia un problema che assilla gli abitanti di Seattle, molte delle principali istituzioni della città si stanno dando da fare per ridurre i 4.400 decessi per tubercolosi che avvengono quotidianamente.
La TBC è una malattia infettiva contagiosa e potenzialmente letale che distrugge i tessuti dell’organismo, colpendo in maniera particolare i polmoni. In quanto malattia trasmissibile per via aerea, essa può diffondersi quando un soggetto malato tossisce, starnutisce o semplicemente parla. Sebbene la tubercolosi sia curabile con gli antibiotici, qualora la terapia non venga assunta correttamente c’è il rischio che si sviluppi un ceppo resistente ai farmaci ancora più pericoloso, denominato da alcuni “ebola con le ali”.
Malgrado la gravità della minaccia che rappresenta, negli ultimi cinquant’anni l’industria farmaceutica e i finanziatori della ricerca hanno perlopiù ignorato questa malattia. La ragione è tanto semplice quanto ingiustificabile: la tubercolosi colpisce in modo sproporzionato i poveri e gli emarginati, che spesso non hanno i soldi per pagarsi le cure.
A causa della carenza di investimenti nella lotta contro la TBC, i progressi in quest’ambito si sono arenati e la prevenzione è rimasta concentrata su un vaccino vecchio di ottant’anni e dall’efficacia limitata. La diagnosi, invece, si basa ancora su un esame vecchio di 125 anni, che in metà dei casi non riesce a rilevare la presenza della malattia. E la terapia consiste tuttora in un regime farmacologico di sei mesi che da sessant’anni a questa parte è rimasto praticamente invariato.
Nell’ultimo decennio, tuttavia, la TBC ha cominciato a ricevere l’attenzione che merita, soprattutto tra le organizzazioni sanitarie che hanno sede a Seattle. Scienziati della University of Washington, dell’Institute for Systems Biology e del Seattle Children’s Research Institute stanno contribuendo ad approfondire la nostra comprensione della biologia della tubercolosi. L’Institute for Disease Modeling e l’Institute for Health Metrics and Evaluation stanno migliorando il sistema di monitoraggio della malattia. L’Infectious Disease Research Institute, Global Good e il Fred Hutchinson Cancer Research Center stanno sviluppando test, farmaci e vaccini più efficaci. Infine, PATH sta sperimentando metodi migliori per somministrare le cure specifiche nei contesti più difficili.
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Grazie all’impegno di queste organizzazioni – nonché alla generosità e al contributo tecnico della Bill & Melinda Gates Foundation – oggi i medici dispongono di un nuovo esame più accurato per diagnosticare la TBC, farmaci più potenti per curare i ceppi farmacoresistenti, e un vaccino che promette bene. Ma sviluppare questi strumenti è soltanto il primo passo perché poi c’è bisogno dell’innovazione tecnologica per renderne possibile la somministrazione a coloro che ne hanno maggior bisogno. E su tale fronte, i progressi sono stati molto più lenti.
Secondo il rapporto pubblicato da The Lancet, fare passi avanti nella lotta contro la TBC dipende dalla capacità di fornire servizi ai dieci milioni di persone che rischiano di sviluppare la malattia l’anno prossimo. Questo compito non può essere affidato alla comunità sanitaria soltanto. Le aziende tecnologiche di Seattle – che stanno già rivoluzionando il modo in cui le persone vivono, comunicano e consumano – devono anch’esse offrire il proprio contributo in termini di competenze tecniche e progetti.
Immaginate un mondo in cui i responsabili sanitari che operano nei contesti più disagiati possano attingere all’esperienza di marketing di Amazon, alla capacità analitica di Tableau e alla conoscenza dei comportamenti sanitari di PEMCO. O che possano avvalersi dei servizi cloud di Microsoft, dei flussi di dati di Google, della diffusione di Facebook e della capacità logistica di Uber.
In un mondo come questo, una sensibilizzazione attraverso i social media potrebbe contribuire a garantire un’assistenza ai quattro milioni di persone cui ogni anno la malattia non viene diagnosticata. Portapillole intelligenti potrebbero aiutare i pazienti di TBC ad assumere i farmaci correttamente, mentre un monitoraggio della tosse tramite cellulare potrebbe aiutare gli operatori sanitari ad assicurarsi che i pazienti stiano rispondendo alla terapia.
Inoltre, gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale potrebbero aiutare gli stessi operatori a fornire una cura ottimale ai pazienti, nonché dati in tempo reale sull’endemia tubercolare ai funzionari della sanità pubblica. Sistemi basati su blockchain potrebbero consentire ai pazienti di mantenere il controllo su chi ha accesso alle loro informazioni mediche e, laddove necessario, personale on demand potrebbe fornire mezzi di trasporto e supporto logistico.
In poco tempo, un mondo così sarebbe libero dalla TBC. Per realizzare questo progetto, però, è necessario che i leader del settore sanitario di Seattle lavorino a stretto contatto con le aziende tecnologiche della regione. Alcune di esse potrebbero creare delle partnership con organismi della sanità pubblica per individuare opportunità per mantenere la promessa, più volte reiterata, di utilizzare la tecnologia per il benessere comune. Il loro personale potrebbe quindi collaborare con i ricercatori medici per sviluppare progetti e prodotti sempre più efficaci.
Il primo passo, dunque, è creare una strategia globale volta a integrare ricerca biomedica e tecnologie digitali nel prossimo decennio. Se ciò non avverrà, la TBC potrebbe mietere altri 15 milioni di vittime entro il 2030. E questo è un mondo in cui nessuno di noi vorrebbe vivere.
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China’s prolonged reliance on fiscal stimulus has distorted economic incentives, fueling a housing glut, a collapse in prices, and spiraling public debt. With further stimulus off the table, the only sustainable path is for the central government to relinquish more economic power to local governments and the private sector.
argues that the country’s problems can be traced back to its response to the 2008 financial crisis.
World order is a matter of degree: it varies over time, depending on technological, political, social, and ideological factors that can affect the global distribution of power and influence norms. It can be radically altered both by broader historical trends and by a single major power's blunders.
examines the role of evolving power dynamics and norms in bringing about stable arrangements among states.
SEATTLE – Un importante dossier pubblicato dalla rivista medica The Lancet sostiene che un mondo libero dalla tubercolosi è possibile. Sebbene la TBC non sia un problema che assilla gli abitanti di Seattle, molte delle principali istituzioni della città si stanno dando da fare per ridurre i 4.400 decessi per tubercolosi che avvengono quotidianamente.
La TBC è una malattia infettiva contagiosa e potenzialmente letale che distrugge i tessuti dell’organismo, colpendo in maniera particolare i polmoni. In quanto malattia trasmissibile per via aerea, essa può diffondersi quando un soggetto malato tossisce, starnutisce o semplicemente parla. Sebbene la tubercolosi sia curabile con gli antibiotici, qualora la terapia non venga assunta correttamente c’è il rischio che si sviluppi un ceppo resistente ai farmaci ancora più pericoloso, denominato da alcuni “ebola con le ali”.
Malgrado la gravità della minaccia che rappresenta, negli ultimi cinquant’anni l’industria farmaceutica e i finanziatori della ricerca hanno perlopiù ignorato questa malattia. La ragione è tanto semplice quanto ingiustificabile: la tubercolosi colpisce in modo sproporzionato i poveri e gli emarginati, che spesso non hanno i soldi per pagarsi le cure.
A causa della carenza di investimenti nella lotta contro la TBC, i progressi in quest’ambito si sono arenati e la prevenzione è rimasta concentrata su un vaccino vecchio di ottant’anni e dall’efficacia limitata. La diagnosi, invece, si basa ancora su un esame vecchio di 125 anni, che in metà dei casi non riesce a rilevare la presenza della malattia. E la terapia consiste tuttora in un regime farmacologico di sei mesi che da sessant’anni a questa parte è rimasto praticamente invariato.
Di conseguenza, la TBC continua a uccidere una persona ogni venti secondi. Nel 2017, essa ha fatto un totale di 1,6 milioni di vittime, registrando il più alto tasso di mortalità tra le malattie infettive.
Nell’ultimo decennio, tuttavia, la TBC ha cominciato a ricevere l’attenzione che merita, soprattutto tra le organizzazioni sanitarie che hanno sede a Seattle. Scienziati della University of Washington, dell’Institute for Systems Biology e del Seattle Children’s Research Institute stanno contribuendo ad approfondire la nostra comprensione della biologia della tubercolosi. L’Institute for Disease Modeling e l’Institute for Health Metrics and Evaluation stanno migliorando il sistema di monitoraggio della malattia. L’Infectious Disease Research Institute, Global Good e il Fred Hutchinson Cancer Research Center stanno sviluppando test, farmaci e vaccini più efficaci. Infine, PATH sta sperimentando metodi migliori per somministrare le cure specifiche nei contesti più difficili.
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Grazie all’impegno di queste organizzazioni – nonché alla generosità e al contributo tecnico della Bill & Melinda Gates Foundation – oggi i medici dispongono di un nuovo esame più accurato per diagnosticare la TBC, farmaci più potenti per curare i ceppi farmacoresistenti, e un vaccino che promette bene. Ma sviluppare questi strumenti è soltanto il primo passo perché poi c’è bisogno dell’innovazione tecnologica per renderne possibile la somministrazione a coloro che ne hanno maggior bisogno. E su tale fronte, i progressi sono stati molto più lenti.
Secondo il rapporto pubblicato da The Lancet, fare passi avanti nella lotta contro la TBC dipende dalla capacità di fornire servizi ai dieci milioni di persone che rischiano di sviluppare la malattia l’anno prossimo. Questo compito non può essere affidato alla comunità sanitaria soltanto. Le aziende tecnologiche di Seattle – che stanno già rivoluzionando il modo in cui le persone vivono, comunicano e consumano – devono anch’esse offrire il proprio contributo in termini di competenze tecniche e progetti.
Immaginate un mondo in cui i responsabili sanitari che operano nei contesti più disagiati possano attingere all’esperienza di marketing di Amazon, alla capacità analitica di Tableau e alla conoscenza dei comportamenti sanitari di PEMCO. O che possano avvalersi dei servizi cloud di Microsoft, dei flussi di dati di Google, della diffusione di Facebook e della capacità logistica di Uber.
In un mondo come questo, una sensibilizzazione attraverso i social media potrebbe contribuire a garantire un’assistenza ai quattro milioni di persone cui ogni anno la malattia non viene diagnosticata. Portapillole intelligenti potrebbero aiutare i pazienti di TBC ad assumere i farmaci correttamente, mentre un monitoraggio della tosse tramite cellulare potrebbe aiutare gli operatori sanitari ad assicurarsi che i pazienti stiano rispondendo alla terapia.
Inoltre, gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale potrebbero aiutare gli stessi operatori a fornire una cura ottimale ai pazienti, nonché dati in tempo reale sull’endemia tubercolare ai funzionari della sanità pubblica. Sistemi basati su blockchain potrebbero consentire ai pazienti di mantenere il controllo su chi ha accesso alle loro informazioni mediche e, laddove necessario, personale on demand potrebbe fornire mezzi di trasporto e supporto logistico.
In poco tempo, un mondo così sarebbe libero dalla TBC. Per realizzare questo progetto, però, è necessario che i leader del settore sanitario di Seattle lavorino a stretto contatto con le aziende tecnologiche della regione. Alcune di esse potrebbero creare delle partnership con organismi della sanità pubblica per individuare opportunità per mantenere la promessa, più volte reiterata, di utilizzare la tecnologia per il benessere comune. Il loro personale potrebbe quindi collaborare con i ricercatori medici per sviluppare progetti e prodotti sempre più efficaci.
Il primo passo, dunque, è creare una strategia globale volta a integrare ricerca biomedica e tecnologie digitali nel prossimo decennio. Se ciò non avverrà, la TBC potrebbe mietere altri 15 milioni di vittime entro il 2030. E questo è un mondo in cui nessuno di noi vorrebbe vivere.
Traduzione di Federica Frasca